IC Aldo Moro

Integrare l’attività teatrale nei processi di insegnamento e apprendimento significa utilizzarla come strumento vivo di conoscenza, come pedagogia del vissuto.   

L’attività teatrale non vincola ad un’unica modalità di apprendimento, ma valorizza gli elementi eterogenei del gruppo e intreccia i diversi percorsi di apprendimento basati sia sulla conoscenza diretta della realtà che sull’immaginazione. Essa permette di far interagire i vari piani su cui si fondano e si costruiscono le esperienze (gioco, narrazione, identità, relazione), unificando e alimentando la crescita armonica e completa, autentica del soggetto docente e discente.

Perché l’esperienza del Teatro Patologico nella scuola? Perché nella scuola si assiste sempre più alla caduta progressiva del pensiero creativo, sia  nei processi di insegnamento che in quelli di apprendimento. Perchè per realizzare il successo formativo, inteso nel senso più ampio e “per capire appieno la complessità del mondo non ci si può basare solo sulla logica e le conoscenze tecniche ma è necessario il contributo di un’immaginazione narrativa che consenta di pensarsi nel panni dell’altro: è dall’integrazione di queste due dimensioni che possiamo davvero produrre qualità sociale”. 

L’esperienza quarantennale di Dario D’Ambrosi e degli attori del Teatro Patologico si contraddistingue per la sua unicità e innovazione nel  panorama teatrale nazionale e internazionale. L’azione determinante delle persone con disabilità nell’esperienza d’ambrosiana non solo non esclude la possibilità di ampliare l’area di sperimentazione al mondo della scuola, indipendentemente dalla presenza o meno di disabilità, ma induce a pensare che proprio questa caratteristica la renda altamente inclusiva, quasi in ordine inverso rispetto all’ “ordinario” concetto di inclusione. 

E’ giusto pensare e costruire piani educativi individualizzati per la persona con disabilità che frequenta la scuola, ma è anche rischioso se si lavora in un’ottica esclusivamente alternativa alla classe, che inevitabilmente la separa da coloro che non hanno alcuna disabilità. Sarebbe auspicabile “lavorare più su ciò che ci accomuna piuttosto che su ciò che ci divide” e che, nel rispetto dei tempi di tutti, le strategie di apprendimento utilizzate siano il più possibile unificanti. In questo, l’attività teatrale, se integrata nel processo di apprendimento, può esserci di grande aiuto.
“Il teatro non come mero intrattenimento ma un sentiero verso la conoscenza reciproca”
(cit. Tutti non ci sono).

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